PER IL FORO CONTADINO E’ IL TEMPO DELLE SCELTE, DELL’UNITà E DEL RACCOLTO

“15 Ottobre 2006”

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Totò Incremona (tesoriere), Loredana Galassini (area comunicazione), Gianni Fabbris (coordinamento e area internazionale),

Tano Malannino (Sicilia), Pasquale Urselli (Puglia), Michele Arbau (Sardegna), Timoteo Erasmo (Campania)

 

Il Foro Contadino è in una crisi profonda da cui rischia di non uscire trascinando con se il percorso di costruzione dell’organizzazione italiana dei contadini aderente a Via Campesina. E’, ormai, oltre un anno (dalla mobilitazione di massa a Metaponto e da quella alla RAI di Saxa Rubra) che, tranne per qualche circoscritta e limitata esperienza condotta in Sicilia e Toscana, le iniziative sono bloccate.

La voce del FCA è scomparsa proprio nel momento in cui in Italia si consumavano alcuni dei più critici e delicati  passaggi di decisione che stanno incidendo profondamente nella condizione agricola: il cambio di governo, la riforma dell’OCM vino e olio, l’esplodere della nuova questione del caporalato nelle campagne, l’estendersi dei processi di dumping a danno dei nostri produttori (solo per citarne alcune).

 

Dopo le speranze aperte dalla assemblea nazionale di Pompei, in cui abbiamo raccolto la spinta dell’esito straordinario della Marciasud, dopo il buon lavoro fatto dal direttivo che ha lavorato fra l’assemblea di Pompei e quella di Firenze, in verità l’Assemblea di Firenze ha segnato un  arretramento.

Nel frattempo il movimento perde terreno anche sugli spazi in cui aveva conquistato autorevolezza e prestigio. Un solo esempio: fra qualche giorno si terrà a Roma il Forum della FAO intitolato alla Sovranità Alimentare; Via Campesina vi arriverà con centinaia di delegati contadini da tutto il mondo per giocare il suo ruolo di leaderships quattro anni dopo il Forum che si è già tenuto a Roma. Quattro anni fa noi fummo protagonisti (fra le altre cose abbiamo organizzato una manifestazione di 30.000 persone per sostenere la piattaforma di Via Campesina) e conquistammo un grande spazio politico per noi e per il movimento internazionale. Oggi non siamo in grado di fare niente, non ne abbiamo discusso, non ci siamo preparati. Sarebbe il meno: ad accogliere Via Campesina ci sarà un comitato italiano per la Sovranità Alimentare (che esisteva già quattro anni fa ma in cui noi eravamo protagonisti) in cui ha aderito con crescente ruolo persino la CIA (avete capito bene).

 

In una riunione tenuta a Firenze il 22 settembre, presente una parte del direttivo e con l’assenza dei firmatari questo documento, alcuni dei quali neppure invitati, è stata assunta la decisione di sospendere Gianni Fabbris dal direttivo nazionale. Si sceglie la strada (rifiutata con il voto democratico nelle assemblee di Pompei e Firenze) di personalizzare le responsabilità sulle difficoltà e si rifiuta, così, di prendere atto della dimensione collettiva dei problemi che dobbiamo affrontare. Si sceglie la strada della divisione interna proprio nel momento in cui avremmo bisogno del massimo di unità per rilanciare le ragioni del comune impegno per costruire il movimento contadino per la Sovranità Alimentare.

Per statuto nessuna decisione presa dall’Assemblea Nazionale può essere cambiata dal direttivo, il quale ha il solo compito di mettere in pratica i mandati dell’assemblea. I componenti il direttivo nazionale sono stati decisi con voto democratico e solo l’assemblea nazionale può decidere di cambiarli.

Ancora più grave è, però, il gesto di aver pubblicato nella pagina web del movimento (una pagina pubblica che può essere letta in tutto il mondo) un documento in cui si pubblicizza questo atto.

 

È assolutamente evidente che per chiudere una fase ed aprirne un’altra occorre un chiarimento vero e non più rinunciabile ed occorre, finalmente, assumere le responsabilità che ci chiedono quanti guardano a noi per risolvere i loro problemi e tenere aperta la speranza.

Per il FCA, che ha molto seminato negli scorsi anni, è il tempo della raccolta. Per farlo, dobbiamo fare scelte chiare, soprattutto sul metodo di lavoro e gli obiettivi e dobbiamo darci degli organismi (ovvero i luoghi e le persone che deleghiamo a mettere in pratica le scelte del movimento) che siano funzionali e coerenti oltre che democraticamente decisi.

 

La strada, dunque, è quella di tornare, nel più breve tempo possibile, all’assemblea nazionale del FCA per riconfermare quelle scelte e decidere, finalmente, di darci degli organismi ed una struttura funzionale all’obiettivo che stiamo ricercando: quello di uscire da una fase di movimento confuso e di avviare concretamente il percorso verso la costruzione dell’organizzazione contadina per la Sovranità Alimentare, l’organizzazione italiana di Via Campesina.

Noi, firmatari il documento, chiamiamo il movimento all’unità di tutte le sue componenti, consapevoli che l’unità si costruisce con l’assunzione di responsabilità.

Siamo convinti che il FCA per come lo abbiamo conosciuto da Genova ad oggi, abbia finito una fase, avendo assolto bene al compito di promuovere lo spazio alternativo della Sovranità Alimentare.

Per quella fase, forse, il compito di un Forum in cui tutto è sempre eternamente in discussione era utile. Abbiamo potuto incontrare tanti e tante convincendoli all’idea che un’altra agricoltura è possibile. Abbiamo fatto convivere, difficilmente, in questi anni, fra di noi idee molto diverse sulle pratiche da seguire, aggregando diversità e contraddizioni.

Sia chiaro: le differenze fra di noi sono un valore, una forza ed una ricchezza ma dobbiamo imparare a gestirle.

Fra le assemblee di Pompei e di Firenze abbiamo fatto un ottimo lavoro che noi rivendichiamo, producendo, democraticamente scelte importanti che assumiamo a base del nostro impegno per riorganizzare il FCA ed in particolare:

-          la risoluzione finale dell’assemblea di Pompei in cui si fissano i nostri valori identitari, i nostri obiettivi programmatici di fondo e si lancia il lavoro per riprendere la Marcia dandole un carattere nazionale, la proposta di lavorare ad una legge sulla Sovranità Alimentare e di indire una conferenza dove verificare le condizioni per costituire l’Organizzazione Contadina Italiana della Sovranità Alimentare

-          la lettera aperta del direttivo eletto a Pompei in cui si articola il documento e si propongono i nodi da affrontare per passare all’organizzazione

-          il documento proposto all’Assemblea di Firenze sul metodo di lavoro in cui si fissano le modalità interne per contribuire a passare da una gestione volontaristica, paternalista e centrata sull’attivismo di una sola persona a quello della condivisione delle responsabilità

-          il documento dell’Ufficio Economico che individua un percorso di metodo e di sostanza per reperire, gestire e produrre risorse necessarie a sostenere l’autonomia del movimento e il funzionamento dell’organizzazione

-          le decisioni assunte all’assemblea di Firenze relative al riordino dello Statuto ed al nuovo meccanismo di elezione degli organismi

 

Pensiamo che se applicassimo quel percorso realizzeremmo il più avanzato esperimento di innovazione nelle campagne italiane, che potrebbe essere decisivo per le condizioni di molti agricoltori e cittadini.

Purtroppo, realisticamente, prendiamo atto che il direttivo che abbiamo eletto a Firenze non è stato in grado di avviare l’applicazione del mandato che l’assemblea gli ha conferito (non è riuscito nemmeno a mandare un report agli iscritti dopo l’assemblea nazionale su quali sono state le sue decisioni)  e, pensiamo, che questo sia in gran parte dovuto all’errore di eleggere  organismi dirigenti in modo confuso, senza una coerenza con gli obiettivi che ci siamo dati, senza  un ponderato ragionamento su competenze, ruoli e funzioni ma, al contrario, con una improvvisata soluzione di compromessi fra punti di vista troppo diversi per poter gestire insieme un movimento complesso come il nostro. La litigiosità interna era inevitabile ed è stata il frutto di un errore fatto da tutta l’assemblea nazionale.

 

Per questo indichiamo nell’assemblea nazionale l’unica strada che ci permetta di superare questa fase e per questo ci  impegnamo a produrre, sulla base di questo documento, una proposta articolata e discussa con chiunque lo voglia su come mettere in pratica le scelte già fatte dalle assemblee precedenti..

Pensiamo che l’Assemblea debba convocarsi al più presto e chiediamo al Presidente di ripristinare al nostro interno un clima di confronto e di rispetto a partire dalla cancellazione dal nostro sito del documento che non condividiamo e dalla convocazione di un direttivo nazionale in cui riprendere il percorso di confronto necessario ad affrontare la situazione.

Impegnamo il presidente a dare il massimo della diffusione a questo documento a partire dalla tempestiva pubblicazione nella pagina web del FCA.