ASSEMBLEA NAZIONALE DEL FCA - ROMA, 27 MARZO 2007
mozione respinta
(prima del voto 9 iscritti, sei dei quali avevano sottoscritto la mozione, sono usciti abbandonando la sala. La mozione è stata, comunque, messa ai voti e non è stata votata da nessuno dei presenti)
CARI, compagni
Documento/mozione presentato all'assemblea nazionale del FCA del 27 marzo 2007 da parte
di Antonio Di Palma
Cari compagni
finora mi son tenuto fuori dallo scontro feroce che si sta consumando in Foro Contadino per due motivi: primo perchè le gravi difficoltà economiche che la mia cooperativa ha ereditato dallo sfratto di Castiglioncello Bandini mi soffocano quasi tutte le energie che prima dedicavo a Foro Contadino; secondo perchè, fino all'ultimo direttivo del 29 novembre a Roma, ero stato coinvolto in un ruolo,
anche se non dichiarato, di mediazione.
Ritengo però che quella data e tutto ciò che ne è seguito abbiano sancito l'impossibilità di ogni mediazione e una frattura insanabile, di cui bisogna avere il coraggio di prendere atto, abbandonando l'ipocrisia, ormai patetica e sospetta, della ricerca dell'unità, e trovando un modo intelligente per uscire da uno scontro che purtroppo ha meno dignità politica di quella che appare.
Da anni ormai in Foro Contadino buona parte delle energie viene sprecata intorno a un dibattito che riguarda non tanto le strategie e gli obiettivi, quanto il ruolo e i comportamenti di Gianni Fabbris, uno dei fondatori di FCA, per anni il portavoce nazionale e internazionale, che pur avendo il merito di aver lavorato più di ogni altro alla diffusione del progetto, ha ormai il demerito di aver di
fatto ingessato l'associazione sull'accettazione o rifiuto della sua leadership.
Gli scontri sulla leadership riguardano la fisiologia di tutti i gruppi politici e sociali, ma è raro che diventino l'attività prevalente come purtroppo è avvenuto in FCA. Credo che questo assurdo nasca da una confusione di fondo. Molti compagni hanno ritenuto che la divisione riguardasse due linee politiche: una tendente all'organizzazione sindacale strutturata e una tendente a conservare la
natura di movimento. La realtà invece è molto più triste, perchè lo scontro sul personaggio ha di fatto soffocato questi elementi di dialettica, che sono vitali e ci attraverseranno ancora a lungo.
Lo scontro è ormai seminato di morti e feriti dell'una e dell'altra linea; la maggior parte dei fondatori e dei compagni più bravi e generosi hanno scelto di uscire da FCA o di tenersi ai margini perchè si vergognano di un dibattito ormai svilito politicamente. Io stesso, che per storia personale, sono più vicino alla linea di Fabbris, mi sono sentito costretto a prendere le distanze.
Lo spartiacque del superamento del ricatto morale dell'unità a tutti i costi è rappresentata certamente dal direttivo di Firenze del 22 settembre scorso nel quale si è finalmente trovato il coraggio di mettere all'ODG il problema Fabbris e al quale Fabbris si è rifiutato di partecipare, irridendo il coordinamento e al quale lo stesso Incremona, invitato a un ruolo di moderatore, ha scelto di non
partecipare. In quel coordinamento, non c'è stato un "processo stalinista", come stupidamente qualcuno va dicendo, ma una critica e un'autocritica matura e sofferta della situazione di stallo e della difficoltà a proseguire un progetto con un'attualità, un consenso e una richiesta di rappresentazione ancore vivi e forti da parte del mondo contadino.
Quel coordinamento ha votato, compreso il presidente, per la sospensione di Fabbris da ogni carica fino alla successiva assemblea nazionale. Io non avevo diritto di voto, ma mi sono espresso contro quella decisione, pur essendo cosciente che l'atteggiamento identificativo di Fabbris (io sono il FCA e senza di me il diluvio) era paralizzante per lo sviluppo dell'esperienza. Mi sono espresso contro
perchè ritenevo che quel dibattito, prima di ogni decisione, andava portato in assemblea nazionale e perchè ritenevo che non esistevano, a quel momento, le energie organizzative ed economiche per continuare autonomamente e questo avrebbe ridato di nuovo spazio a Fabbris in una spirale senza fine.
Purtroppo così è avvenuto. Non solo. Ma con grande sorpresa di tutti, alla costruzione del "nuovo spazio" è stata data, volontariamente o involontariamente (ma il risultato non cambia) una bella mano dal presidente Mazzariol, con la sua scelta di sostenere e partecipare all'assemblea "fronda" di Pompei del 28/28 gennaio scorso, di non denunciare la nascita della nuova organizzazione Altrgricoltura
e di preparare un'assemblea il 27 marzo su misura per le ambizioni di Fabbris.
Il fatto più grave è che FCA si trova, in prossimità dell'assemblea nazionale, di fronte alla costituzione di un'associazione parallela ed alternativa, con gli stessi scopi sociali, obiettivi, parole d'ordine, addirittura con una denominazione che è parte della nostra, con organigramma già pubblicato in un nuovo sito: "altragricoltura.
In qualunque associazione o organizzazione chi compie un atto del genere (si sostiene tra l'altro che FCA è un'esperienza fallimentare) o si mette coerentemente fuori, o viene espulso. Nel nostro caso invece, gli stessi soggetti, con un'arroganza senza limiti e con il silenzio suicida del presidente e di tanti altri, pretendono di venire all'assemblea nazionale, tipo marcia su Roma, a prendere in
modo schiacciante il potere di un'associazione "morta".
Ho saputo che è stato dichiarato pubblicamente che il 27 marzo è prevista a Roma un'iniziativa sulla proposta di legge popolare per la sovranità alimentare, alla quale parteciperebbero molti contadini siciliani in mobilitazione. E, guarda caso, l'assemblea nazionale è stata spostata proprio al 27 marzo, di pomeriggio. Poche ore, giusto per votare, invece che di sabato e domenica, come è sempre
avvenuto finora.
Una risposta politica da parte di tutti quelli che si rendono conto di questo gioco scorretto, va data.
Una cosa è certa: non si può creare uno strumento di divisione e venire all'assemblea di FCA a parlare di unità per prendere la maggioranza.
L'unità già non esisteva più da un pezzo. Ma adesso, con la costituzione di una nuova organizzazione la divisione è sancita, fare un'"assemblea unitaria" servirebbe solo a scavare con il coltello nella ferita, e a sconfortare e ad allontanare altri militanti ancora.
Le regole dell'ultima ora proposte da Maurizio e lo stesso sospetto spostamento della data al 27 sarebbero nient'altro che altri facili argomenti di polemica. Sappiate che il sottoscritto, che per cinque anni si è battuto per un 'unità vera, questa volta è disposto a venire all'assemlea con il megafono per denuniciare trucchi e prepotenze varie.
Ma prima di arrivare a tanto, voglio lanciare un'ultimo appello: il presidente denunci subito la costituzione dell'associazione parallela "altragricoltura"
Ritengo che la cosa più saggia sia quella di concordare "a tavolino" una separazione ufficiale con modalità trasparenti, riguardanti la situazone economica, il web, la denominazione e tutto quanto possa servire a evitare strascichi. Per quanto mi riguarda il "tavolino" piò essere sia discreto, con qualche garante autorevole scelto da entrambe le parti, sia pubblico, al centro di un'assemblea.
L'importante è che si chiuda per sempre questa tragicommmedia e ognuno ricominci il cammino senza farci la guerra.
I contadini e noi stessi abbiamo bisogno di ben altro.
Anotonio di Palma