Energia, clima, agricoltura:  gli agro-combustibili industriali non contribuiranno a risolvere la crisi agricola, ne quella climatica.

Entreranno in competizione con la produzione alimentare e gli interessi dei contadini.

 

L’esecutivo nazionale di Altragricoltura - Foro Contadino fa sua la posizione sulla questione degli agro-carburanti adottata dalla CPE (Coordinamento Contadino Europeo) di cui fa parte insieme ad altre 22 organizzazioni, sindacati e movimenti contadini europei aderenti a Via Campesina.

Nelle prossime settimane, all’interno delle iniziative proposte per preparare la Marcia per la dignità dei contadini italiani 2007, si terrà un seminario nazionale della rete per predisporre le iniziative di controinformazione e sensibilizzazione necessarie a chiarire la vera posta in gioco della pressante campagna di disinformazione in atto sulla vicenda degli agro-combustibili.

Di seguito si riporta il comunicato stampa prodotto dalla CPE.


CPE –COORDINATION PAYSANNE EUROPEENNE (Bruxelles, 23 Febbraio 2007)

www.cpefarmers.org

 

E' urgente cambiare le politiche agricole, commerciali ed energetiche

Le aziende agricole possono contribuire diversamente a frenare la crisi climatica

Al termine di "bio-combustibili", preferiamo il termine "agro-combustibili" (il petrolio è esso stesso il risultato prodotto da esseri vivi).

1) Inefficacia energetica, economica e sociale

Gli agro-combustibili industriali sviluppati attualmente ingannano gli agricoltori e i contribuenti con la permessa di un mercato possibile.

E' un errore produrre industrialmente combustibili a partire da mais,grano, barbabietola da zuccherro o colza. Questi agro-combustibili industriali di prima generazione hanno un'efficacia energetica molto bassa e un bilancio mediocre sull'emissione di CO².

L'efficacia energetica può essere così riassunta:

- circa 1:1 per l'etanolo dal mais (cioè occorre impiegare la stessa quantità di energia  per produrre una unità energetica dal processo)

- 1:1,06 per l'etanolo dal grano (fino a 1,35 integrando il ciclo per l'alimentazione animale)

- 1:1,14 per l'etanolo da barbabietola (fino a 1,25)

- 1:1,66 per l'estere di colza (fino a 2,23)

L'olio puro di colza ha risultati migliori (1,88 - 3,8), specialmente dal punto di vista delle emissioni di CO².

Solo l'etanolo da canna da zucchero produce risultati energetici molto buoni ma l'Europa non produce canna da zucchero.

Vedi lo studio di EDEN: http://www.espoirrural.fr/images/stories/section/agrocarburants%20%20synthese%20eden%202006.pdf

E' meglio, dunque, favorire l'autonomia energetica delle aziende agricole favorendo l'olio vegetale puro piuttosto che fabbricare agro-combustibili: questi hanno una resa energetica e climatica molto contestabile, una redditività economica fortemente dipendente da sussidi (riduzioni fiscali) e favoriranno grandi produttori a scapito dell'occupazione nelle campagne.

Il fatto che si prevede l'istallazione di queste fabbriche vicino ai grandi porti, mostra chiaramente che si intende dare priorità all'importazione di agro-combustibili tropicali meno costosi.

Il nonsenso energetico  dell'attuale orientamento politico è confermato dall'industri europea dei fertilizzanti che progetta e pianifica l'aumento della produzione di concimi nitrogenati in funzione dell'estensione degli agro-combustibili.

Vedi: http://www.efma.org/Members/Press/Press%202006/PR%20re%20Forecast%202006.pdf

Ricordiamo che i concimi nitrogenati rappresentano circo il 40% del consumo energetico delle aziende!

Lo sviluppo di combustibili di 2° generazione derivati da altre forme di biomasse (legno, residui organici) sembra essere più promettente dal punto di vista energetico che non quelle derivate dalle coltivazioni annuali, considerando che è garantito l'apporto di materia organica vegetale nel suolo. Comunque, le quantità che possiamo aspettarci saranno comunque una parte marginale dei combustibili che oggi consumiamo.

2) In competizione con la produzione alimentare in Europa e nel mondo.

Il solo obiettivo di coprire con la produzione di agro-carburanti il 5,7% del totale dei combustibili petroliferi richiederebbe di impegnare il 20% della superficie coltivata a grano nel mondo. Utilizzando tutta la superficie europea non si potrebbero soddisfare più del 30% delle attuali nostre necessità di combustibile. Se si sceglie di importare questi prodotti, si sposta il problema della concorrenza con la produzione per l'alimentazione in quei paesi e si mantiene una grande dipendenza energetica dell'Europa dall'esterno.

La priorità deve essere concentrata nella riduzione dei trasporti. I paesi industrializzati sviluppano progetti di produzione di agro-combustibili in paesi tropicali come la Colombia, l'Indonesia, la Malaisia, il Brasile... a scapito della sicurezza alimentare e della biodiversità. Per esempio i boschi primari di Sumatra saranno convertiti in piantagioni di palma da olio distruggendo uno straordinario patrimonio di biodiversità.

Vedi il documento delle ONG all'UE: http://www.corporateeurope.org/Open_Letter_EU_biofuels

E' urgente aprire  un ampio dibattito in Europa sulle priorità dell'uso della nostra terra (alimentazione, urbanizzazione, infrastrutture, energia, riserve naturali,...). Così, pure, sul fatto che la produzione industriale e di massa di carne, caratteristica dei paesi industrializzati, consumi grandi superfici agricole.

3) Sovvenzioni agli agro-combustibili invece delle attuali sovvenzioni PAC?

Il Coordinamento Contadino Europeo (CCE) si interroga sulla grande pressione che sta operando l'agroindustria in favore degli agro-combustibili, con l'appoggio dell'UE. Di fronte alla difficile legittimazione della PAC attuale sia dal punto di vista internazionale che sociale e in previsione della forte riduzione delle risorse economiche in agricoltura programmate dal 2013, si cerca di orientare l'opinione pubblica verso la necessità di sovvenzionare la produzione e l'uso degli agro-combustibili (l'opinione pubblica senza dati e informazioni corrette, sarà più sensibile alla dipendenza energetica che a quella alimentare). Tutto questo dovrebbe garantire alle grandi aziende e all'industria il mantenimento di forte sovvenzioni pubbliche.

4) Le aziende agricole possono contribuire per altre vie a frenare la crisi climatica.

- Modificando i metodi di produzione (diminuendo prioritariamente il consumo di fertilizzanti nitrogenati) verso le produzioni più autonome e che meno impegnano energia;

 - Adottando sistemi di produzione e tecniche colturali che permettono di riprodurre le riserve di materia organica nei suoli in maniera da aumentare le quantità di carbonio sottratto ai suoli (che rappresenta il doppio del carbonio nell'atmosfera)

- favorendo la produzione di olio di oleaginose ottenuto nella stessa azienda o localmente, così come i processi di metanizzazione.

- favorendo lo sviluppo di pannelli fotovoltaici sui tetti delle costruzioni rurali.

5) E' necessario cambiare le politiche agricole e commerciali attuali. L'urgenza climatica ci impone di abbandonare la logica della PAC attuale e dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, che moltiplica i trasporti, per tornare a rilocalizzare l'economia, al servizio dell'efficenza, dell'occupazione e della tutela ambientale. In questa direzione deve andare l'UE senza cedere all'illusione degli agro-combustibili industriali