11 luglio 2006 :
CPE - Coordination Paysanne Européene (Coordinamento Contadino Europeo)
Riforma dell'OCM vino: la trappola
La proposta della Commissione Europea è pericolosa, provocatoria e contraddittoria. Dietro l'apparenza di un'agricoltura sostenibile, propone in realtà la liquidazione a migliaia di agricoltori, e pretende di mondializzare la viticultura europea sottoponendo l'economia viticola alle multinazionali oltre che cambiare la natura stessa del vino.
La Commissione Europea ha deciso di provocare i viticultori delle regioni viticole in crisi per concentrare l'attenzione sull'espianto massiccio di viti. In vice di combattere le cause reali della crisi viticola, cerca di mettere le regioni viticole una contro l'altra, specialmente con la questione dell'uso dello zucchero, per distrarre meglio dagli obiettivi di fondo di questa proposta: mettere la viticultura europea nelle mani delle imprese multinazionali di alcool e vino e abbandonare il profilo di biodiversità e ricchezza culturale delle terre europee.
Posizioni del Coordinamento Contadino Europeo (CPE) sulle proposte della Commissione:
Troppo vino sul mercato non significa "troppi viticultori". Lo sradicamento massiccio delle viti facilita la concentrazione della produzione per abbandono delle zone meno produttive. Questo avrà poca influenza sulla produzione di eccedenze ma molta sulla diversificazione dei vini e porterà alla scomparsa di numerose piccole aziende agricole che costituiscono la ricchezza economica, sociale e culturale di numerose regioni europee.
Perchè sopprimere i diritti di impianto? Perchè sopprimere la distillazione di crisi congiunturale senza una proposta per ridurre i metodi de produzione troppi intensivi? Ovviamente la Commissione fa tutto il possibile per deregolare il mercato, proteggere le eccedenze e lasciare ai produttori i rischi e le responsabilità. La Commissione parla di viticultura sostenibile ma non
propone nulla che vada in questa direzione.
Con la proposta di autorizzare pratiche differenti per i vini da esportazione verso i paesi del World Wine Trade Group, che invece allo stesso tempo si rispetterebbero per quelli del OIV, la Commissione difende più male che bene le pratiche enologiche dell'Europa, che produce e consuma circa il 70% del vino mondiale, e si arrende al potere delle multinazionali. Si mette in gioco il fondamento
stesso della natura del vino.
Il Coordinamento Contadino Europeo (CPE) si oppone categoricamente all'autorizzazione a vinificare i mosti importati e a mischiare vini dell'UE con vini extraeuropei. Qui la Commissione va contro la qualità geografica e aggrava la crisi da eccedenze.
Il Coordinamento Contadino Europeo (CPE) rigetta che il Consiglio, con il pretesto di della semplificazione, trasferisca alla Commissione le Competenze su decisioni enologiche e norme sull'etichettatura. L'esempio di come la Commissione Europea si è comportata sul transgenico dovrebbe far riflettere tutti gli Stati membri.
La proposta di allineare le Indicazioni Geografiche sulle disposizioni dell'accordo ADPIC dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, che ignora il concetto di qualità e non fa nesun riferimento ai fattori ambientali e umani, va contro gli obiettivi indicati dalla Commissione.
Con la copertura della semplificazione dell'etichettatura, la Commissione va contro la tracciabilità indispensabile per i consumatori. Si rende, così, complice del processo di banalizzazione del vino che è sempre meno percepito nella nostra società moderna come un alimento ma sempre più come un prodotto di comunicazione conviviale.
Con queste proposte, la Commissione chiarisce di volere un mercato che non sia controllato. Già sappiamo, in questo quadro, chi paga il prezzo (i piccoli agricoltori) e chi se ne approfitta (i grandi produttori e le reti commerciali)
UN'ALTRA VITICULTURA EUROPEA VERAMENTE SOSTENIBILE E SOLIDALE E' POSSIBILE.
E' necessario mantenere i diritti di impianto, che non devono essere commercializzati se non con una gestione pubblica e un'attribuzione prioritaria alle zone di vocazione viticola.
Mantenere il finanziamento di forme volontarie di sradicamento nell'ambito di piani regionali di riconversione qualitativa e con vincoli ambientali.
Espiantare definitivamente le viti impiantate illegalmente.
Sviluppare strumenti di controllo della produzione come il limite massimo di rendimento e l'abbandono temporaneo e mantenere, se necessario, la distillazione in caso di crisi congiunturali.
Attenersi assolutamente alle pratiche enologiche del OIV e rifiutare che le denominazioni geografiche siano nelle mani dell'OMC
Quello che c'è in gioco con questa riforma supera la questione stessa della viticultura: il Coordinamento Contadino Europeo sul ruolo del vino e della viticultura in termini di alimentazione, salute, sviluppo rurale e cultura.
Il Coordinamento Contadino Europeo chiede alla Commissione Europea di rivedere interamente la sua proposta. Nella prova di forza che si annuncia, siamo disposti a partecipare alla costruzione di un'ampia alleanza contro questa proposta per difendere un'altra riforma che favorisca la viticultura della terra e il suo ruolo culturale e sociale fondamentale in tante regioni