Altragricoltura a Matera per dire NO a IMU sui terreni

Pubblichiamo da Il resto quotidiano (leggi articolo originale)

2Tante le riflessioni emerse dalla manifestazione promossa da Altragricoltura Basilicata e Puglia, col coordinatore nazionale Gianni Fabbris, nella mattinata del 24 marzo 2015 nella città di Matera, capitale europea della cultura 2019. Uggiosa la giornata, come una certa politica ancorché sfuggente, distratta verso i bisogni degli operatori. Una grande partecipazione di coltivatori, imprenditori provenienti anche dalle realtà pugliesi con (oltre un centinaio di grandi trattrici agricole), uomini e donne, giovani e anziani per manifestare il disagio per le proprie condizioni di vita. Su striscioni e grandi cartelli i messaggi: “Il governo ritiri l’IMU agricola; Le regioni adottino misure per il comparto in crisi; No reddito agli agricoltori? No all’IMU sui terreni; Per la dignità di chi lavora la terra, per la difesa delle comunità, dell’ambiente e del territorio; Per una vera politica dell’agroalimentare; Aiutate i giovani con l’obbiettivo 1 e li distruggete con l’obbiettivo IMU; Basta tasse; I soldi prendeteli dalle vostre pensioni, stipendi, vitalizi e dagli sprechi che continuate a finanziare…”. In piazza, volti amareggiati, facce arrostite dal sole, dalle fatiche, dalle continue ‘battaglie’ con le avversità non solo climatiche. È stato percepito tanto dalle testimonianze dei coltivatori del metapontino, della collina materana e delle varie terre appulo-lucane. Chiedono rispetto ed un’equa politica del settore. Per un rifiorire del mondo agricolo capace di produrre il bello. Il bene primario, il cibo per tutto il pianeta, che richiama l’imminente evento mondiale dell’EXPO di Milano, maggio-ottobre 2015, mirato a “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. La politica agricola necessita di grande attenzione sul fronte, ad esempio, di corporation che sollecitano le “coltivazioni che tirano”, le derrate da presentare ai mercati… prodotti che condizionano le scelte dei consumatori. Un comparto globalizzato, quello agricolo, con l’aumento delle frodi alimentari (adulterazione, sofisticazione, alterazione, contraffazione), che “appende le bisacce” ad una propagandata giocosa politica del fare. Agli agricoltori, ai cultori del terreno agrario, alle vedette del paesaggio rurale, ai tanti piccoli titolari di aziende che salvaguardano una terra in via di desertificazione, non resta che appendere la zappa al chiodo. Piuttosto che essere premiati! E i parolai, i manipolatori dei veri bisogni dei coltivatori-imprenditori agricoli, guazzano nell’inerzia. E nei personali tornaconti. E ancora, certi maestri riescono ad ottenere risultati perfino dalla scissione dei sodalizi più rappresentativi del mondo agricolo. Mai una manifestazione per comuni interessi, per una sinergia contrattuale forte e giammai divisa, che veda tutte le organizzazioni di categoria all’unisono. D’altro canto, v’è una politica economico-produttiva affidata a personaggi capaci soltanto di rottamare non il Marcio autoctono della politica, l’Improduttivo, le Lobbies degli emolumenti d’oro, i ‘nominati’ di una neo politica da asporto, ma i Lavoratori della terra. In questo fossato persistono ancora condotte politiche lontane dai bisogni reali della ggente. Non dimentichi, taluni uomini del Palazzo, che la buona educazione “dei cafoni” e la sapienza dei tipici contadini non sempre sono a fondo perduto.

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