Sovranità alimentare, al Parlamento europeo le 10 mila firme raggiunte perché diventi un diritto per tutti

Pubblichiamo da La Repubblica (leggi articolo originale)

ROMA – Nell’agosto 2011, a Krems, Austria, 400 delegati provenienti da 34 Paesi europei davano vita al primo Forum Europeo per la Sovranità Alimentare. Al termine del programma di lavori, il Forum ha adottato la “Dichiarazione di Nyéleni Europa 2011″. Da allora Mani Tese è impegnata a diffonderne i contenuti, raccogliere il maggior numero possibile di adesioni e portare la voce della società civile e dei movimenti contadini dentro le istituzioni locali, nazionali e comunitarie. E la campagna “Sovranità alimentare in Europa, ora” per rendere attive le 6 regole della Sovranità nella politica agricola comunitaria, ha raggiunto lo scopo, oltrepassando le 10.000 firme necessarie perché Mani Tese potesse depositarle a Bruxelles.

Cosa s’intende per Sovranità alimentare. E’ un concetto introdotto dalle grandi campagne condotte dalle organizzazioni dei “campesinos” sud americani. In poche parole il concetto ribadisce l’esigenza del controllo politico che un popolo deve poter avere nella produzione e nel consumo degli alimenti. In sostanza, la sovranità alimentare dovrebbero averla tutti i Paesi del mondo, specialmente quelli più poveri, per decidere in libertà e in assoluta autonomia la propria politica agricola ed alimentare, sulla base delle proprie necessità, in accordo con le organizzazioni degli agricoltori e dei consumatori. Cosa, questa, che non avviene, specie nei paesi in via di sviluppo, che vedono minacciata la loro sovranità da mille insidie: il land grabbing, ad esempio, l’accaparramento delle terre da parte delle multinazionali; oppure dalla dipendenza imposta dalle multinazionali dell’alimentazione per l’acquisto annuale delle sementi indispensabili per le coltivazioni.

Sistema alimentare sostenibile e rispetto delle diverse culture. Il primo punto della campagna chiede di cambiare il modo in cui il cibo viene prodotto, adottando un sistema alimentare ecologicamente sostenibile e socialmente giusto, che abbia come spina dorsale una moltitudine di agricoltori, allevatori e pescatori di piccola scala, così come coltivatori urbani e periurbani. Il secondo punto intende cambiare il modo in cui il cibo viene consumato, promuovendo la diversificazione delle culture alimentari, la riduzione del consumo di carne e la condivisione delle abilità e dei saperi in cucina.

Decentrare le filiere alimentari. Il terzo passo chiesto da Mani Tese, si prefigge di cambiare il modo in cui il cibo viene distribuito, decentrando le filiere agro-alimentari, promuovendo mercati basati sulla solidarietà e su prezzi equi e favorendo le relazioni dirette tra produttori e consumatori in modo da contrastare l’espansione e il potere degli ipermercati. Come quarto proposito c’è quello di valorizzare e migliorare le condizioni sociali e di lavoro nei sistemi agricoli e alimentari, lottando per i diritti di tutte le donne e gli uomini che producono cibo, compresi i lavoratori stagionali, i migranti e i salariati nell’industria di trasformazione e nel settore commerciale.

Diritto ai beni agricoli comuni. Ancora, Mani Tese chiede di rivendicare il diritto ai nostri beni comuni: terra, semi tradizionali e riproducibili, razze di bestiame e riserve ittiche, alberi e foreste, acqua, atmosfera e conoscenze, resistendo alla loro mercificazione, finanziarizzazione e brevettabilità e democratizzando il processo decisionale attinente alla loro fruizione, specialmente nel Sud del mondo. Infine, cambiare le politiche pubbliche che regolano i nostri sistemi agricoli e alimentari, assicurandosi che esse garantiscano, sia in Europa che nel Sud del mondo, la vitalità delle aree rurali, prezzi equi per i coltivatori, gli allevatori e i pescatori, alimenti sicuri e OGMfree per tutti, il divieto di speculare sulle derrate alimentari e la terra.

L’incontro con i vertici della politica agricola europea. Con le 10.000 firme raggiunte, il responsabile di Mani Tese Giosuè De Salvo, ha incontrato a Bruxelles l’onorevole Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, facendosi portavoce di 7.500 cittadini europei e 2.500 africani. L’on. De Castro, figura chiave nel processo di riforma in corso della PAC (politica agricola comunitaria), ha espresso un forte apprezzamento per l’iniziativa e ha promesso un suo impegno per l’applicazione dei principi ispiratori dell’appello. “La crescita esponenziale della domanda, specialmente in regioni particolari del mondo, quali la Cina, l’India e il Brasile, fa sì che il cibo sia destinato a divenire una risorsa insufficiente e costosa. La sfida di oggi – ha dichiarato De Castro – consiste nell’accrescere la produttività utilizzando minori risorse e inquinando meno”. Mentre De Salvo, ha commentato: “Bisogna fare i conti con un sistema che spreca il 40% degli alimenti prodotti, che destina 1 miliardo di tonnellate di cereali alle mangiatoie del bestiame, che vede 10 multinazionali controllare il mercato globale delle sementi, dei pesticidi e dei fertilizzanti e una grande distribuzione organizzata che, per esempio in Italia, mediamente incamera il 50% della spesa delle famiglie in alimenti e bevande”.

Europa e Africa unite. L’Italia, tra i paesi europei che hanno sostenuto la campagna, risulta essere quello che ha più partecipato e più si è speso: il 70% dei firmatari europei, infatti è risultato essere composto da cittadini italiani, e solo il restante 5% riguarda i cittadini del resto della UE. Tra gli altri, hanno dato il loro consueto sostegno a Mani Tese Don Ciotti, Luce Tommasi, Alex Zanotelli e Diego Parassole. Ma chi davvero ha contribuito in maniera determinante al raggiungimento delle 10.000 firme è stata la popolazione dei paesi dell’Africa che si sono adoperati affinché la diffusione della Sovranità alimentare diventi una concreta politica agro-alimentarenelmondo. Tra i paesi coinvolti, i cittadini di Kenia, Benin e Guinea Bissau hanno dato il maggiore contributo.

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