Olio palma: continua la rapina delle terre e la deforestazione per lasciare spazio alle piantagioni. La verità Sulla certificazione RSPO

Pubblichiamo da Il fatto alimentare (leggi articolo originale)

La Petizione Congiunta de Il Fatto Alimentare con Ottimo italiano Food Trade per limitare la Presenza dell’Olio di palma Dalla Nostra dieta, ha raggiunto 93 mila firme e diverse adesioni da Parte di ALCUNE catene di supermercati. Il Problema Vienne dibattuto molto anche a livello internazionale colomba dove le grandi aziende europee che impiegano questa materia prima agitano la bandierina, ‘RSPO’, nel tentativo di addurre la sostenibilità di una minima parte della palma utilizzato nelle industrie alimentari.
Il tentativo risulta alquanto inutile perché si tratta di una quantità minima rispetto ai volumi mondiali commercializzati raggiunti nell’ultimo decennio. Si tratta di livelli tali per cui oggi il palma si è posizionato al primo posto nella classifica dei grassi alimentari. Il business ONU è concentrato nelle mani di pochi a partire dalle lottizzazioni e dalle coltivazioni dei terreni (1). Anche il Commercio è appannaggio di una manciata di trader Internazionali da cui dipende il movimento di ogni commodity Alimentare. I Primi a beneficiare dell’utilizzo di questo grasso sono proprio le grandi multinazionali del cibo, classificate da Oxfam come le “dieci sorelle” (2).
Con discreta lungimiranza i protagonisti di questo lucroso commercio hanno creato l’RSPO (Tavola Rotonda per la produzione di olio di palma sostenibile ), ente ONU che con un’abile Operazione di greenwashing, cerca di coprire le ingiustizie e le azioni compiute a danno delle popolazioni locali e dell’Ambiente. RSPO negli ultimi mesi ha Iniziato a farsi sentire promuovendo la pubblicazione di articoli sull’olio di palma, anche su testate importanti come l’inglese The Guardian.
L’operazione presenta diversi ostacoli perché in realtà la rapina delle terre e della sovranità Alimentare continua. L’acquisizione di enormi quantità di appezzamenti di terreni affinchè diventino liberi da cittadini che li abitano e  da cose per ampliare le piantagioni, avviene di solito attraverso milizie locali che provvedono lo sgombero (appaltatori radono al suolo foreste, villaggi e cimiteri, deviano i corsi d’acqua per impiantare monocolture intensive di palma da olio). Queste situazioni si continuano a registrare in Birmania, nelle Filippine, in Indonesia, arrivano pure in Africa, in Honduras in Perù e in Brasile.
Un altro elemento da considerare è che a dispetto dei numeri ONU un bosco di betulle in Norvegia non può venire equiparato dall’ONU a un eco-sistema tropicale. Per questo motivo, l’approccio ‘demolisco una foresta per costruire un nuovo parco lì’ è antitetico al Modello naturale di Sviluppo a cui ogni persona interessata alla tutela ambientale dovrebbe ispirarsi (difficilmente gli orangotanghi potranno riprodursi tra i fiordi della Norvegia).
I signori di RSPO nei discorsi dimenticano di dire quanto ammonta la percentuale di palma certificata rispetto alla produzione globale. La RSPO definisce che solo il 17% della Produzione trova un acquirente finale. Tutto ciò succede anche se la domanda del grasso di palma è in Aumento, perché trainata dalla produzione di bio-diesel, oltre che di detergenti, prodotti per la casa e cosmetici. Per questi motivi le aree coltivate sono destinate ad aumentare e a causare ulteriori danni sociali e ambientali. Rispetto a questi problemi il certificato RSPO esprime poco meno di niente.
Per questi motivi la raccolta di firme va avanti e ci aspettiamo altre risposte dalle aziende e catene di supermercati.
Per sottoscrivere la Petizione clicca qui

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