“T’affari i cazzi tuoi se ci tieni a ta famigghia”. Il caso (con i nomi) dell’imprenditore minacciato per aver denunciato

Pubblichiamo da La Spia (leggi articolo originale)

“Ci tieni alla tua famiglia? Allora fatti i cazzi tuoi, che stai parlando troppo”.

E’ solo una delle tante intimidazioni che stanno avvilendo l’imprenditore vittoriese Maurizio Ciaculli, già noto alle cronache per le sue denunce e per la vicenda che l’ha visto sfortunato protagonista e che ha nomi e cognomi ben precisi che mai, sino ad oggi, sono stati fatti dai media nazionali.

Così vi preghiamo di leggere sino in fondo e di appuntarvi bene i nomi di questa vicenda, dai contorni mafiosi.

Tutto inizia il 21 maggio del 2012 quando Ciaculli, intento a fare la spesa in un supermercato di Vittoria, la “LIDL” (di via Generale Cascino), vide esposte nel reparto “frutta e verdura” delle cassette di melanzane. Caso strano volle che, le cassette, fossero confezionate con la targhetta identificativa della “Società Agricola C.M.G.” (come da foto che pubblichiamo), del quale lo stesso Ciaculli era rappresentante legale.

L’imprenditore non perse un attimo ed andò a denunciare tutto alla Guardia di Finanza di Vittoria, per accertare la provenienza della merce che non riconosceva come sua.

Nel frattempo chiamò alcuni amici sparsi per l’Italia e chiese loro di verificare nei locali supermercati della LIDL se vi fossero le stesse melanzane. Così fu. In tutta Italia la LIDL stava commercializzando un prodotto che risultava di Ciaculli, ma in realtà non lo era.

Dalle verifiche riportate si è potuto constatare che il nome del produttore fosse la CMG di Ciaculli Maurizio, mentre la sede del deposito/magazzino il “Gruppo Napoleon s.p.a.” sito ad Arcole (Verona), così come anche il nome del fornitore corrispondesse sempre al medesimo gruppo “Napoleon” di Verona.

In tutta Italia la Guardia di Finanza, con una attività certosina, rintracciò centinaia di cassette del prodotto contraffatto, in tutti i punti vendita della LIDL che, nonostante le denunce, non si affrettò a ritirare il prodotto, lasciandolo sui banchi per la vendita per giorni.

Fu così che venne identificato in Massimo Casimiri il responsabile commerciale della piattaforma “LIDL Italia” il quale dichiarò che le melanzane fossero state acquistate con regolare documentazione dalla sopracitata “Napoleon Spa”.

A sua volta la “Napoleon Spa”, il cui legale rappresentante fu identificato in Piergiorgio Sambucaro, aveva reperito la merce dalla “Leonardi Salvatore snc”, sita sempre a Verona ma di chiara origine siciliana.

Così si scoprì – ed è qui che si ritorna ufficialmente in Sicilia – che la merce contraffatta fosse stata acquistata dal signor Salvatore Leonardi presso la “FI.DI.” di Bartolomeo Fiorilla, sita a Santa Croce Camerina (Ragusa). Il signor Fiorilla ammetteva che la merce non fosse di Ciaculli, ma dei Fratelli Fiorilla di Vittoria (società sita in via Pisacane).

Quindi, teoricamente, fu la “FI.DI.” di Fiorilla a confezionare il prodotto ed a venderlo alla “Napoleon”.

Fin qui sembrerebbe solo ed unicamente un caso di semplice (seppur grave) contraffazione. Ma allora perché le minacce e le intimidazioni?

Tentiamo di fare chiarezza.

A seguito della denuncia di Maurizio Ciaculli, anche mezzo stampa, lo stesso imprenditore vittoriese fu “avvicinato” da malavitosi della città di Vittoria (e con un passato mafioso), fra i quali Francesco Nigito.

Francesco Nigito (ucciso a Vittoria il 18 luglio del 2012), sarebbe stato incaricato dalla ditta “Napoleon Spa” di Verona (si, cosa strana, la ditta Napoleon incaricò non un avvocato come mediatore, bensì Nigito, ai più conosciuto per fatti di criminalità!), per mediare con Ciaculli su un eventuale risarcimento danni.

Così, oltre a Ciaculli e Nigito, all’incontro parteciparono un certo Saverio Pizzimenti (che si occuperebbe di autotrasporti insieme ad un gruppo calabrese) ed un altro signore calabrese, oltre al rappresentante della ditta Napoleon, un certo Walter.

In tale occasione al signor Ciaculli, i “bravi” della ditta offrirono una somma pari a 150mila euro, assolutamente in nero, cioè in contanti.

Ciaculli rifiutò la “gentile” offerta del rimborso in nero e, casualmente, poco dopo all’imprenditore Vittoriese vennero “tagliate le gambe” lavorativamente parlando.

L’Eurospin, del quale Ciaculli era fornitore, annullò improvvisamente tutti gli ordini, con la risposta che il povero Maurizio fosse un “soggetto scomodo”.

Da allora una serie di continue intimidazioni per Maurizio Ciaculli, un gatto impiccato all’ingresso di casa, una gazza in evidente stato di decomposizione e, soprattutto, la frase che abbiamo riportato sopra “Fatti i cazzi tuoi, altrimenti ti sauta a famiglia”.

Ma l’episodio ancora più “scottante” deve arrivare:

una mattina Ciaculli venne invitato da una persona, l’imprenditore andò insieme alla moglie ed in quella occasione gli venne detto che “se tu vuoi bene a ta famigghia, scutali, piglia sti 150mila e ciuri a storia. Ci su pissuni pisanti ri rarrieri, comu t’amarriri. Ci su macari chiddi ri catania rarrieri”, i Santapà. Cà vinni addirittura nu latitanti ri chiddi”.

Infine va detto che, il magazzino (opificio) tolto per i debiti a Maurizio Ciaculli, alla data odierna è affidato ad un ditta che fa riferimento a Giacomo Iannello, noto pluripregiudicato vittoriese e già recluso per fatti di mafia. Sempre all’interno del magazzino vi lavora una ditta che ha rapporti lavorativi, guarda caso, con la LIDL.

Maurizio Ciaculli ha presentato una domanda di accesso per l’accesso al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorcevi e dell’usura, la cosiddetta legge 44 del 1999.

I nomi ci sono come sempre e la speranza è che la comunità vittoriese faccia da scudo per tutelare chi, come Maurizio Ciaculli, cerca di andare avanti nonostante ci sia chi voglia letteralmente lasciarlo indietro.

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