#Filierasporca scrive al ministro Martina: una filiera trasparente contro il caporalato

Pubblichiamo da La Stampa (leggi articolo originale)

Dopo le morti nei campi italiani di quest’estate – l’ultimo di questa tragica lista è Arcangelo De Marco, il bracciante di 42 anni, di San Giorgio Jonico (Taranto), colpito da un malore mentre lavorava all’acinellatura dell’uva – si apre una fase decisiva sul tema dello sfruttamento del lavoro in agricoltura.

Venerdì scorso i ministri Martina e Orlando hanno presentato un piano di azione che, tra le varie misure, prevede la confisca dei beni e la responsabilità in solido delle imprese, misura quest’ultima proposta nel rapporto Filiera Sporca, una campagna promossa da Terra!Onlus, daSud e Terrelibere e a cui hanno aderito molte altre organizzazioni che da anni si occupano di sfruttamento (tra queste Medu, Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Flai-Cgil).

Secondo #FilieraSporca, il piano presentato dai ministri presenta alcune proposte interessanti e alcuni punti critici. Per questo, con una lettera al Ministro Martina, le associazioni aderenti alla campagna chiedono di essere ascoltate sulle proposte elaborate nel rapporto.

Secondo le associazioni infatti “non è sufficiente colpire il caporalato ma bisogna risalire le cause che lo determinano”, cause che, continuano nella lettera “devono essere rintracciate lungo la filiera, arrivando alle imprese e alla grande distribuzione”.

L’obiettivo della campagna è di arrivare a una filiera dove si conoscano i nomi dei fornitori, i passaggi e le modalità di produzione. Questo attraverso un’etichetta narrante che metta in condizioni i cittadini di essere consapevoli e un elenco pubblico dei fornitori dell’intera filiera.

Queste misure, insieme alla responsabilità in solido per le aziende di tutta la filiera, contribuirebbero secondo le associazioni a contrastare in maniera significativa il fenomeno dello sfruttamento del lavoro in agricoltura. “Mettere i cittadini e le aziende sane in condizione di sapere cosa succede lungo la filiera, sarebbe il miglior strumento di controllo contro lo sfruttamento”.

Come si legge nella lettera al Ministro, “i risultati della consultazione condotta dal Mipaaf secondo cui il 70% dei cittadini si dice favorevole a un’etichettatura trasparente per conoscere l’origine dei prodotti alimentari per questioni etiche (utilizzo di lavoro irregolare, lavoro sotto-pagato, ecc.). Un dato importante che misura l’attenzione dei cittadini rispetto al tema dello sfruttamento del lavoro”.

Al momento, però, l’azione annunciata dai ministri sembra concentrata solo sull’ultimo anello della catena. Potrebbe non bastare a fermare le tragiche morti che si ripetono ad ogni stagione della raccolta.

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