Abruzzo agroalimentare, crisi e calo dei consumi non frenano la produzione

Pubblichiamo da Abruzzo sviluppo.it (leggi articolo originale)

Anche in Abruzzo l’agroalimentare continua ad essere, nonostante la crisi, uno dei settori produttivi in controtendenza. Il fatturato, in linea con il trend nazionale, è sostenuto dall’export, che vede tra i primi Paesi interessati ai prodotti della regione verde d’Europa gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone.

Sono questi alcuni dei dati più interessanti del Rapporto sul sistema agroalimentare abruzzese, presentato questa mattina a Mosciano Sant’Angelo (Teramo), presso la facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali, durante il seminario organizzato da Agire (il consorzio di piccole e medie imprese che gestisce il Polo di innovazione dell’agroalimentare d’Abruzzo) insieme all’Università degli studi di Teramo e all’Inea (Istituto nazionale di economia agraria).

Il Rapporto, il primo studio dettagliato sulle dinamiche del comparto agroalimentare in Abruzzo (“Le informazioni dello studio ci consentiranno di elaborare strategie operative, da una parte migliorando i prodotti e adeguando i processi e, dall’altra, sfruttando le opportunità dell’export in crescita”, ha spiegato l’amministratore delegato di Agire, Donato De Falcis ), ha evidenziato in particolare come in Abruzzo, nel 2012, la produzione della branca agricoltura, silvicoltura e pesca abbia un valore di 1,3 miliardi di euro, pari al 2,4% del totale nazionale, e che le dinamiche di aumento dei prezzi non abbiano inciso molto sui consumi delle famiglie: l’aumento dell’agricoltura, solo per citare il dato più significativo, è stato pari al 6%, ben superiore alla media nazionale (1,8%), mentre i settori della selvicoltura e della pesca si sono ridotti rispettivamente del 2% e del 5,5%.

Per quanto riguarda i dati sull’export, l’Abruzzo nel 2012 ha mostrato un peggioramento delle esportazioni rispetto all’anno precedente di 1,3 punti percentuali, attestandosi complessivamente a 487,3 milioni di euro. Tuttavia, gli andamenti delle esportazioni e delle importazioni, come accade a livello nazionale, devono essere valutati in un trend di lungo periodo e così, dal 2003 al 2013, i diversi andamenti fanno rilevare un saldo positivo del comparto agroalimentare abruzzese pari al 6,9%. La provincia di Chieti è quella con maggior flussi agroalimentari in entrata e in uscita, seguita dalla provincia di Teramo.

Osservando solo i primi dieci paesi di vendita, sempre sul fronte del commercio con l’estero, si nota come i prodotti abruzzesi abbiamo una maggiore vocazione alle esportazioni di “lungo raggio” rispetto a quelle italiane. Infatti, tra i primi clienti ci sono principalmente Stati Uniti e Canada seguiti dal Giappone. In particolare, i prodotti agroalimentari abruzzesi maggiormente richiesti dal Nord America sono il vino (33% del totale venduto), oli e grassi e frutta trasformata (28%), cereali e derivati di cereali (21%).

Per quanto riguarda infine i consumi, il Rapporto ha evidenziato come la spesa per generi alimentari in Abruzzo si è attestata nel 2012 a 510 euro medi mensili, una quota pari al 22,8% della spesa complessiva e, quindi, decisamente superiore alla media italiana pari al 19,4%.

“Abbiamo la responsabilità di investire nei risultati che sono stati già ottenuti – ha affermato il rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico -, sfruttare appieno la possibilità di promuovere l’agroalimentare trasformando un settore di nicchia in un settore in cui puntare per il futuro. Proviamo a fare uno sforzo straordinario, lo dico in particolare alla Regione, non possiamo perdere la scommessa dell’agroalimentare”. Sulla stessa linea Dario Compagnone, preside della Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali, il quale ha ribadito l’intenzione dell’Università di essere “punto di riferimento dell’agroalimentare in Abruzzo, interagendo con le imprese e le istituzioni e suggerendo le finalità”.

Alberto Manelli, direttore generale dell’Inea, ha rimarcato come quello dell’agroalimentare sia “l’unico settore che cresce in termini di volumi di produzione, export e occupazione e uno dei pochissimi in cui l’Italia può realisticamente sperare”. “La percezione è positiva, dobbiamo lavorare sulla qualità e non sulla quantità. Manca però una politica comune, oltre alla qualità occorre l’organizzazione”.

Sono intervenuti anche Alfredo Castiglione, vice presidente e assessore allo Sviluppo Economico della Regione Abruzzo (“Il Polo Agire è tra i più attivi d’Abruzzo e sta dimostrando di avere le carte in regola per rilanciare il settore agroalimentare in Abruzzo”), e Mauro Febbo, assessore regionale alle Politiche Agricole e Sviluppo Rurale (“Nonostante il momento d’incertezza e il forte rallentamento dei consumi, dobbiamo guardare con ottimismo al futuro”).

Il Rapporto è stato illustrato nei dettagli da Emilio Chiodo, ricercatore dell’Università di Teramo; Marco Gaito, ricercatore della sede regionale dell’Inea per l’Abruzzo; Maria Angela Perito, ricercatrice dell’Università degli studi di Teramo; Andrea Fantini, responsabile del Laboratorio di Economia e Marketing Agroalimentare dell’Università degli studi di Teramo; Beatrice Camaioni, ricercatrice della sede regionale dell’Inea per l’Abruzzo. Le conclusioni sono state affidate ad Alessandra Pesce, dirigente del Servizio Analisi Macro Economiche dell’Inea.

Oltre che dai tecnici intervenuti, il Rapporto è stato redatto anche da Marta Edda Valente (Polo Agire), Francesca Valente (Università degli studi Teramo), Matteo Martino (Inea)

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