Parmigiano: i monaci russi pronti a produrre i formaggi-fotocopia

Pubblichiamo da Quale Formaggio (leggi articolo originale)

Sono bastate tre settimane a gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi di Assolatte, l’associazione degli industriali del settore, che a metà dicembre aveva strombazzato attraverso i principali media nazionali la semplificazione dell’iter per le esportazioni in Cina (ancora una volta ad uso e consumo delle realtà industriali Dop; leggi qui). Passa per l’appunto meno di un mese ed eccoci – purtroppo – a dover testimoniare che tra il calo della domanda interna (leggi qui) e l’apertura della Repubblica Popolare Cinese stessa al Parmesan Usa (leggi qui), il bilancio complessivo del settore torna ad essere estremamente negativo.

Come se questo non bastasse, ecco che ora i russi reagiscono all’embargo e si organizzano davvero (lo avevamo previsto nel settembre scorso: leggi qui) per far da sé i formaggi-fotocopia che non riescono più a importare dai Paesi occidentali. Ne dà testimonianza il sito web italo-russo “Russia beyond the headlines” che alla fine dello scorso dicembre ha dedicato al fenomeno un interessante articolo intitolato “E il formaggio italiano diventa ortodosso”.

La cosa non sarebbe stata lasciata al caso, a quanto pare, almeno a giudicare da certi aspetti della vicenda. In primis perché a produrre il clone russo del nostro Parmigiano Reggiano saranno dei monaci (ortodossi, per l’appunto), allo stesso modo in cui furono dei monaci (benedettini e cistercensi) ad avviare la produzione dei nostri formaggi di tipo “grana”, attorno al XII secolo. Che alle spalle della cosa vi siano scelte di marketing o questioni di Stato poco cambia: “Il monastero (il monastero della Trasfigurazione, sull’isola di Valaam nel Nord della Russia, ndr)”, racconta il sito web, “è già stato dotato di tutta l’attrezzatura necessaria, mentre i monaci-casari hanno già seguito un corso ad hoc in Italia”.

A giudicare dalle informazioni riportate, le dimensioni attuali delle aziende coinvolte farebbero prevedere produzioni per l’autosufficienza di alcune comunità religiose, ma a ben guardare potrebbe essere il primo passo verso una produzione destinata a servire almeno una parte del mondo della ristorazione del Paese. Di certo, in questo frammentato scenario, c’è la certezza che qualcosa si sia mossa da quel giorno dell’autunno scorso in cui il ministro degli esteri russo Sergej ViktorovičLavrov affermò che «quanto al Parmigiano Reggiano, qualsiasi genere di formaggio può essere riprodotto, se si investe in sforzi e conoscenza». Tutto starà a vedere, se e quando cadrà l’embargo, se saremo in grado di recuperare il non poco terreno perduto.

Chi voglia leggere l’articolo integrale “E il formaggio italiano diventa ortodosso” di “Russia beyond the headlines”, clicchi qui

Per il sito web del Monastero di Valaam, clicca qui

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