Digital mapping, agricoltura e diversità colturali

Pubblichiamo da Architettura Ecosostenibile (leggi articolo originale)

Mappare il territorio, analizzare i dati e “stampare” sul suolo il modello digitale programmato. È la nuova rivoluzione del paesaggio e dell’agricoltura: il digital mapping applicato su suoli agricoli. La sperimentazione di tecnologie digitali e le interazioni multidisciplinari hanno dato esiti interessanti, trasformando l’agricoltura in un’attività altamente digitale. Come ad esempio il progetto di Benedikt Groß “Avena + Test Bed”, realizzato nel 2013. Un trattore assemblato che, come una sorta di stampante, deposita semi sul terreno seguendo un disegno progettato al computer; la superficie è trattata come un foglio di carta e il veicolo, come la stampante a getto d’inchiostro, permette disegni e varietà vegetali. Il progetto pilota sperimenta tali tecnologie di agricultural printing grazie ai sistemi GPS e GIS su un’area di 11,5 ettari nella Germania meridionale. Il modello digitale è stampato, dopo una mappatura del suolo e un processing data, con una suddivisione del suolo in 85% di avena e il 15% con diverse specie floreali. I dati sono contenuti in una chiavetta usb e il file di stampa per il trattore è suddiviso a seconda del colore (avena e il mix di fiori), convertito in codice binario per essere letto dal trattore. Il disegno speculativo di Groß esplora le interazioni tra la fabbricazione digitale e l’agricoltura, ripensando la progettazione del paesaggio e coinvolgendo nel processo di trasformazione del territorio diverse professionalità. L’agricoltura programmata consente diverse trame, un controllo algoritmico della semina e un considerevole aumento della diversità colturale.

Precision farming vs monocoltura

La rivoluzionaria “precision farming”, l’agricoltura di precisione, può contribuire ad una trasformazione radicale delle pratiche agricole e permettere una conversione delle colture alimentari per la produzione di biogas. La diversità delle piantagioni e i disegni sul suolo sono definiti secondo algoritmi, soppiantando la logica di distese immense monocolturali e i problemi derivanti (come l’uso massiccio di pesticidi a causa di parassiti e malattie delle piante). E non è un caso che proprio la monocoltura utilizza già da tempo tali tecnologie, per applicare esattamente la giusta quantità di fertilizzanti o pesticidi in un settore piuttosto che coprire indistintamente grandi superfici. Al momento il progetto pilota rivela alcuni limiti, primo fra tutti il costo eccessivo, ma il giovane designer è fiducioso che nel giro di 5-10 anni l’attrezzatura diventerà comune e più economica.

Le zone di compensazione ambientale

Il sistema mappato consentirebbe, quindi, un uso rispettoso dell’ambiente in con criteri di biodiversità e produzioni energetiche. Di conseguenza, rispetto al modello tradizionale, si potrebbe ritrovare il dialogo interrotto tra fauna e flora, evitare lo sfruttamento del terreno e soprattutto creare “zone di compensazione ambientali”. L’agricoltore programmerebbe delle aree cuscinetto all’interno della proprietà e, al contempo, producendo orzo, avena, piselli e fagioli. Dalla vista aerea di un drone, si può ammirare il reticolo delle aree coltivate, un disegno pixelato contemporaneo, presagio di nuove trascrizioni agricole disegnate da artisti computazionali e da agricoltori digitali.

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