I cinque punti della Scuola ambulante di agricoltura sostenibile

Pubblichiamo da Valtellinanews (leggi articolo originale)

GianMario Folini e Claudia Angrisani, entrambi con una ricca esperienza nella diffusione della cultura agroalimentare, sono i coordinatori della Scuola ambulante di agricoltura sostenibile (Saas). Si tratta di una rete di attivisti rurali, di piccoli imprenditori agricoli, di imprese cooperative e sociali, di artigiani del cibo e di professionisti dello sviluppo locale, i quali, animati da principi di gratuità, condivisione e responsabilità sociale e territoriale, intendono riprendere e ri-attualizzare l’esperienza di fine Ottocento di quelle “cattedre ambulanti di agricoltura” che favorirono l’avanzamento tecnico e organizzativo dell’agricoltura.

In questa prima fase di startup la Scuola si autofinanzia attraverso il lavoro volontario e a costi zero grazie alla collaborazione di rete che rende possibile l’organizzazione di 9 lezioni tematiche (vedi il programma qui sotto).

Gli obiettivi principali della Scuola ambulante, spiega Folini, si possono sintetizzare in cinque punti: favorire il recupero e la salvaguardia della agro-biodiversità alpina, con particolare riguardo per le varietà orticole, frutticole e cerealicole che sono alla base della dieta alpina; sviluppare e consolidare la rete esistente di “coltivatori custodi” al fine di garantire la sostenibilità futura dell’attività di recupero e salvaguardia dell’agro-biodiversità; sostenere la nascita ed il consolidamento di aziende agricole e cooperative sociali fondate su sistemi e modelli di agricoltura sociale e relazionale; rendere effettivo il rapporto tra territorio e produzioni identitarie attraverso la produzione e il consumo di prodotti dell’agro-biodiversità locale e la costruzione di filiere integrate “dal seme alla tavola”; certificare i prodotti dell’agro-biodiversità locale da un punto di vista nutrizionale e promuovere, attraverso eventi e attività di comunicazione, una dieta alimentare e uno stile di vita sani ed equilibrati.

Chiariti gli obiettivi della Scuola, la seconda domanda è: perché proprio in Valtellina un’iniziativa così innovativa? «C’è da pensare e da fare un nuova Valtellina a partire dall’agricoltura, l’anima profonda del territorio», risponde pronto Folini. «Una Valtellina in cui la qualità, le specificità nelle produzioni, l’ottimizzazione della tipicità, generi valore aggiunto da stratificare sulle varietà delle produzioni della terra che qui esistono. Una Valtellina in cui le coltivazioni di pregio legate alla biodiversità alpina, realizzate con metodi biologici generino ed alimentino filiere agricole e agroalimentari in grado di rifornire i mercati locali ed extralocali, di qualificare la ristorazione ed il turismo, di fermare il consumo di suolo agricolo, di generare il ricambio generazionale e favorire un salto culturale dentro il paradigma della Green Economy. Oggi le nuove opportunità di sviluppo si intercettano con infrastrutture digitali, con reti immateriali, con la condivisione di intelligenze, saperi e approcci creativi».

La prospettiva dunque è quella di favorire – come al tempo delle cattedre ambulanti dei nostri nonni – un assiduo contatto col mondo agricolo mediante conferenze e corsi, campi dimostrativi, sopralluoghi, consulenze a singoli imprenditori, scambi di esperienze, collegamenti e rapporti con i sistemi agricoli più avanzati dal punto di vista dell’agricoltura sostenibile.

«Proprio così», è sempre Folini che parla. «La Valtellina delle nicchie e delle specificità locali si trova in questo momento di fronte al paradosso e all’opportunità di diventare il centro di un Biodistretto che comprende altre due aree limitrofe che hanno già avviato il processo di riconversione biologica: la Valle Camonica e la Val Poschiavo. Per questo, il percorso che abbiamo organizzato è partito il 6 giugno da Codera (vedi locandina, n.d.r.) – la valle più isolata della provincia di Sondrio, quella che emblematicamente è più lontana e periferica dai modelli urbani, agricoli, di mobilità e turistici che si sono affermati e che oggi declinano dentro una crisi strutturale che li porterà necessariamente a ridefinirsi secondo prospettive di eco sostenibilità – e termina a Poschiavo il 14 novembre proponendo una riflessione che parte dall’agricoltura e dal cibo per approdare ai temi della smart valley come l’ecoturismo, il paesaggio, la cultura e l’arte, le piattaforme digitali, le reti d’impresa, le professioni green, la nuova mobilità dolce…..».

Insomma l’agricoltura e i “cicli” legati alla produzione ed al consumo di cibo finiscono per riacquisire, nella visione di Folini e Angrisani, il ruolo ed il significato di settore primario, quello da cui si deve ri-partire per pensare, progettare ed “abitare” il territorio. Da qui il calendario di lezioni che scorre parallelo al periodo di apertura Expo e che invita a conoscere il territorio, le sue produzioni agricole e le sue specialità alimentari.

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