I contadini africani che lottano contro Monsanto, la multinazionale degli Ogm

Pubblichiamo da Greenbiz (leggi articolo originale)

Difendere l’agricoltura sostenibile in Africa contro l’espansione di Monsanto e la diffusione delle coltivazioni Ogm. Gruppi di piccoli agricoltori si stanno impegnando per supportare le coltivazioni locali contro l’omologazione dell’agricoltura biotech.
Dal 1990 ad oggi tre quarti della biodiversità genetica delle piante nel mondo è andata perduta secondo la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO). La perdita della biodiversità è causata dalla diffusione delle monocolture e dell’uniformità genetica in agricoltura con il mito di aumentare la produzione dei raccolti.
In realtà la monocoltura porta ad impoverire i terreni e espone le piante alle malattie. Di conseguenza ecco l’abuso di pesticidi per proteggere le coltivazioni. Il tutto a discapito dell’ambiente e della salute, ma a favore della grande industria produttrice di agrofarmaci.
Secondo i dati FAO oggi il 75% del cibo prodotto nel mondo arriva essenzialmente da 12 varietà di piante e da 5 specie animali. La soluzione per la conservazione della biodiversità in agricoltura è nelle mani dei contadini e del loro impegno per conservare i semi antichi, rari e autoctoni.
La multinazionali degli Ogm stanno facendo sempre più pressione per espandersi in Africa e in altri Paesi in via di sviluppo, come l’India. Gli Stati Uniti e le aziende biotech stanno cercando di imporre gli Ogm e le monocolture in Africa, in particolare attraverso i programmi di assistenza offerti agli agricoltori dalla Bill and Melinda Gates Foundation.
Ad oggi soltanto il Sudafrica, l’Egitto il Burkina Faso e il Sudan consentono la coltivazione di Ogm per la commercializzazione. Mentre l’Europa si sta opponendo agli Ogm, Monsanto e le aziende biotech cercano nuovi approdi nei Paesi in via di sviluppo.
Gran parte delle aziende agricole africane è di piccole dimensioni e non può permettersi di acquistare le costose sementi Ogm e i relativi pesticidi e fertilizzanti. Ma Monsanto sta attuando delle campagne di marketing efficaci per promuovere gli Ogm come soluzione per la sicurezza alimentare sostenendo che la popolazione in crescita non potrà essere sfamata grazie all’agricoltura tradizionale.
Al contrario, i gruppi di coltivatori e le associazioni che difendono la biodiversità sanno che la soluzione al problema della fame e della carestia potrebbe risiedere proprio nell’agricoltura locale e familiare. Monsanto avrebbe intenzione di introdurre in Africa ben cinque varietà di mais Ogm descritte come resistenti alla siccità, compreso il mai Monsanto Mon810.
Gli autori di “Manipulate and Mislead: How GMOs Are Infiltrating Africa” sottolineano che la maggior parte degli agricoltori africani è donna e non dispone dei mezzi economici necessari per passare all’agricoltura industriale e biotech. Gli agricoltori africani avrebbero molto da perdere con l’introduzione degli Ogm. La coesione sociale dovrebbe aiutarli a difendere la biodiversità e le varietà locali per non cadere nelle mani delle multinazionali biotech e delle loro false promesse.
L’industria agrochimica sta dando vita ad una vera e propria guerra contro l’agricoltura tradizionale e punta a promuovere la coltivazione di Ogm su larga scala. Si tratta di un sistema di produzione che richiede la distruzione del suolo e della biodiversità. Produttori e consumatori sono destinati a soccombere all’omologazione, se non reagiranno in fretta. La speranza è che gli agricoltori africani possano ricevere supporto nella loro lotta contro la diffusione degli Ogm.

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