Agricoltura. ”Si indaghi sul denaro usato per gli acquisti all’asta”

Pubblichiamo da Il Metapontino (leggi articolo originale)

Torna all’attacco pubblicamente Altragricoltura e lo fa con il suo leader, Gianni Fabbris, indignato e pronto ad andare fino in fondo con la sua battaglia a sostegno degli agricoltori, vittime illustri di quel paradiso promesso – il mercato globale – che gli ha trasformati da “imprenditori agricoli” a debitori.

 Ieri nella sala consiliare di Scanzano, alla presenza di Don Basilio Gavezzeni della Fondazione antiusura lucana, Maria Palermo, referente dell’associazione Libera, il sindaco di Scanzano Salvatore Iacobellis, i parlamentari della Commissione antimafia, Tito Di Maggio e Peppe Decristoforo, Angelo Festa, dell’associazione anti-usura e sussidiarietà, e del folto pubblico, Fabbris non le ha mandate a dire. Anzi, il fatto che sia finito sotto i riflettori della magistratura – per vicende legate alla sua attività sindacale indirizzata a fare resistenza civile rispetto ai tentativi di sottrazione agli agricoltori in difficoltà dei beni aziendali destinati alla vendita all’asta –  non ha scalfito l’intensità della sua azione. “Nelle campagne del Metapontino c’è un’esposizione debitoria preoccupante”, ha detto. E, ancora: “Ci sono agricoltori che hanno creduto alla promessa del mercato, si sono indebitati e poi sono stati disillusi dalla realtà fatta di costi di produzione altissimi e prezzi bassi. In troppi non hanno retto e ora le loro aziende sono a rischio, possono essere vendute all’asta. Ciò che chiediamo è che si indaghi a tutti i livelli sullo svolgimento delle vendite, sia accertata in maniera meticolosa la provenienza dei soldi utilizzati per gli acquisti. Abbiamo il sospetto inoltre che ci sia un intreccio fra usura e vendite all’asta”, ha aggiunto Fabbris. Che ha chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulle vendite all’asta delle aziende agricole e indagini accurate da parte della Procura di Matera.

Annamaria Palermo nel suo intervento ha messo in evidenza come dalle ultime inchieste condotte in Basilicata, e nello specifico nel Metapontino, sia emersa la presenza di tentativi da parte di “nuove leve”, legate ai clan criminali storici che hanno operato in Basilicata, di imporre la propria presenza sul territorio. “Le operazioni Octopus e Neve tarantina hanno svelato la presenza di traffici, secondo gli inquirenti di Lecce, di armi e droga. Si ipotizzano collegamenti fra Calabria e Puglia con passaggi lungo il territorio lucano. E dalle indagini risulterebbero coinvolte persone di Scanzano o residenti nei comuni della fascia jonica lucana”. E, ancora: “La parola legalità può avere un senso se declinata come uguaglianza e giustizia sociale”.

Nel corso della serata ci sono stati gli interventi di agricoltori rimasti esposti al rischio della vendita all’asta e imprenditori di Scanzano che nei mesi scorsi hanno subito attacchi incendiari ai beni aziendali.

“Episodi” dalla natura, almeno “giuridica”, ancora incerta sebbene il sospetto che ci sia la mano criminale sia altissimo.

[Gianluca Pizzolla]

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