Giornata Mondiale della Terra 2014: il punto di Alfonso Pascale

Alfonso Pascale, presidente dell’Associazione della ‘Rete Fattorie Sociali” e collaboratore INEA (Istituto Nazionale di Economia Agraria) ha scritto alcune riflessioni su questa giornata dedicata alla Terra. E’ il più bell’approccio che abbiamo letto e penso sia degno di essere girato e condiviso a tutti voi.

Quest’anno al centro dell’Earth day c’è il tema delle “green cities”. A fare emergere questo tema sono state le innumerevoli iniziative di agricoltura civile nelle aree periurbane e metropolitane che promuovono le persone, i beni relazionali, il capitale sociale, la cittadinanza attiva.

Queste forme di agricoltura hanno forti potenzialità di espansione nelle città perché concorrono a rafforzare e riqualificare i servizi alla persona e a promuovere modelli innovativi di welfare in grado di ridurre il disagio sociale, combattere le antiche e nuove povertà e rigenerare le bidonville.

La crescita della popolazione urbana si accompagna all’espandersi dell’esclusione sociale e delle disuguaglianze. Ma, nello stesso tempo, la vecchia contrapposizione centro/periferia che caratterizzava le città del passato, è sostituita da nuove polarità.

I territori metropolitani non sono più contrassegnati distintamente da città e campagna, ma da un continuum urbano-rurale, una rurbanizzazione che è frutto di un tessuto sociale dinamico come molteplicità dialettica di sistemi, reattiva e policentrica.

Gli imprenditori agricoli insediati nelle campagne urbane spesso provengono da altri settori o sono stati spinti a impegnarsi in agricoltura per sfuggire al disagio delle città e ritrovare il proprio equilibrio nel rapporto con gli altri e con la natura. Hanno, pertanto, sviluppato capacità e competenze nel mettere a valore i beni relazionali.

E’ per questo che nelle aree periurbane e metropolitane si va manifestando un’attenzione crescente alle fattorie sociali e agli orti urbani che s’intrecciano con la nascita di luoghi di ritrovo interetnico e di attività di aggregazione per i giovani coi loro tipici concerti e la loro musica.

Le persone che provengono da esperienze urbane s’incrociano con le comunità di immigrati che popolano le periferie e tentano percorsi condivisi di inclusione.

Nelle città stanno, inoltre, nascendo mercati civili dei prodotti alimentari (farmer’s market, gruppi di acquisto solidale e forniture di mense collettive con prodotti locali) e si creano inedite sinergie di tali economie coi percorsi turistici, culturali, archeologici e ambientali nelle aree protette.

Tali interazioni avvengono ancora in forme spontanee, non sono riconosciute e rimangono a volte in forme latenti. Eppure potrebbero avere un potenziale enorme qualora queste fossero poste al centro di percorsi di sviluppo locale capaci di generare occupazione e welfare produttivo e di contribuire alla rigenerazione urbana mediante la cura del verde, sia negli spazi aperti che nei grandi insediamenti abitativi (dall’accrescimento del patrimonio arboreo alla realizzazione di orti sui tetti).

Si tratterebbe di attualizzare l’antica idea di bonifica integrale come processo perenne e contestuale di trasformazione territoriale e di rigenerazione del tessuto comunitario – abbandonando ovviamente ogni risvolto dirigistico e utopico del passato – da declinare, mediante l’utilizzo diffuso delle nuove tecnologie, come bonifica della crosta urbana.

E’ ormai sempre più palese che le trasformazioni territoriali nelle aree metropolitane difficilmente si possono programmare e pianificare con gli strumenti utilizzati finora.

Si potrebbero però accompagnare con percorsi partecipativi condivisi in una logica di sussidiarietà e fondati sulla conoscenza.

In sostanza, ci vorrebbero nuovi occhi perché gli spazi aperti, quelli edificati, le attività non vanno più visti come entità rigide, separate e monofunzionali, ma andrebbero scomposti e ricostruiti in modo polivalente. I singoli soggetti e i gruppi che li compongono non vanno più separati per categorie e ingabbiati in determinati interessi specifici. Si tratterebbe di cogliere la molteplicità e, al contempo, l’unitarietà dei bisogni degli individui, ricomponendone i frammenti.

Anche i baraccati delle bidonville non vanno considerati un mondo a parte ma persone come tutte le altre che hanno bisogni identici a quelli espressi dalle altre. A tutti gli individui vanno messe a disposizione le opportunità per prendere coscienza di se stessi come individui e poter procedere alla propria liberazione.

Le agricolture civili hanno bisogno di competenze e professionalità multidisciplinari e devono poter disporre di spazi bonificati e restituiti all’attività agricola e di edifici funzionali ai nuovi ruoli. Così un welfare innovativo dismette le forme assistenzialistiche del passato per generare esso stesso – in forme imprenditoriali – ricchezza e occupazione.

Le campagne urbane e le periferie del mondo non sono tutte uguali. Pesa la variabilità storica. Ed è per questo che potranno meglio cogliere le opportunità della globalizzazione se acquisiscono la capacità di autorappresentarsi e costruire la propria immagine per evitare sia i rischi di omologazione (una sorta di ineluttabile e permanente problema di funzionamento dei grandi aggregati urbani) che la deriva delle chiusure identitarie (spesso con rigurgiti neo-protezionistici e autarchici).

Si tratta di considerare le campagne urbane e le periferie del mondo come risorse da valorizzare, integrando culture diverse e combinando continuamente attività in più settori e soggetti sociali di diversa estrazione e provenienza, legati tra loro da relazioni di tipo collaborativo. Ma questo è possibile se si esaltano la diversità e il pluralismo, ricercando le sinergie e le complementarità, e se si parte da una forte capacità delle periferie urbane di avere una chiara percezione di sé per fare in modo che gli scambi culturali ed economici con altre periferie del mondo globale siano reciprocamente arricchenti e improntate ad una relazionalità collaborativa.

Le arti e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono svolgere un ruolo cruciale. Possono, infatti, alimentare la capacità delle reti locali e le comunità-territorio, che stanno nascendo nelle campagne urbane, di costruire in modo creativo la propria immagine e di riscoprire in modo permanente il Genius loci come processo culturale di autocoscienza e di apertura agli altri.

 

Alfonso De Pascale

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