L’ipocrisia svelata: le bandierine gialle sventolano al capezzale degli agricoltori.

Gli ultimi dati INEA tratti dall’Annuario dell’agricoltura, da oggi disponibile in rete sul proprio sito sono impietosi e fanno giustizia di ogni residua ipocrisia (http://www.inea.it/annuario/edizione_2012).

“Valore aggiunto in picchiata nel 2012 (-4,4% sull’anno prima) per l’agricoltura italiana ……. Viceversa, l’industria alimentare ha rafforzato le proprie posizioni con valore aggiunto in crescita del 3,4% e fatturato a +2,3 per cento, grazie alla componente export(+5,6%). E in particolare, grazie ai prodotti tipici del made in Italy …….”

bandiere_gialle

Si sta compiendo il disegno: svuotare l’agricoltura italiana di funzioni produttive per consegnarla in mano ai padroni dei marchi del made in Italy che, così, hanno un grande valore aggiunto per competere sullo scenario dei mercati internazionali.

Leggi il punto di vista di Gianni Fabbris, coordinatore di Altragricoltura, sul Blog

4 thoughts on “L’ipocrisia svelata: le bandierine gialle sventolano al capezzale degli agricoltori.

  1. Bellisssssimo articolo e finalmente qualcuno che parla sapendo le cose come realmente sono, senza ipocrisie. Sono anch’io agricoltore e mi domando come nessuno riesca a capire che gli agricoltori stanno sparendo, come pure il terreno su cui fare agricoltura. E stendiamo poi un velo pietoso sui Sindacati, vere sanguisughe dove tutti i servizi e anche la contabilità ,vengono fatti pagare in base al fatturato dell’agricoltore, a prescindere dal numero delle fatture o da quanto lo stesso incassa per la Pac anche se ha una sola coltura in tutti i suoi terreni. Ci troviamo un socio senza averlo mai chiesto e mai presente come tale quando c’è da lavorare.

  2. ottimo articolo,
    esistono almeno due cause della crisi dell’agricoltura:
    1) l’incentivazione, la famosa PAC, che se da un lato aiuto l’agricoltore, dall’altro lo rende schiavo di una catena burocratica immane: deve comprare il seme certificato, spesso e volentieri non è adattato alla zona di coltivazione, e quindi c’è bisogno di concimi e fertilizzanti con ovvie conseguenze ambientali, deve passare obbligatoriamente per i caf di categoria, con versamento dell’obolo e deve disporre di contratti già firmati prima della raccolta che obbligano l’agricoltore ad accettare il prezzo dell’industria;
    2) le continue leggi e vincoli che obbligano il contadino a disporre di ingenti finanziamenti per strutture a carattere industriale. leggi che non permettono più nemmeno l’agricoltura di sussistenza o diretta all’uso familiare, con la conseguenza della vendita dei terreni ad imprese di altri generi (sopratutto generazione di energia alternative o con il fitto per impianti fotovoltaici di più elevata remunerazione.
    Come ben detto, rimane solo il brand Italia, il paese dove si mangia meglio nel mondo, ma oramai nessuno mangia più prodotti italiani.

  3. Quesro articolo dipinge elogiamente la realtà agricola ed economica italiana,purtroppo governata da “Signori” che altrettanto elogiamente girano dalla loro parte tutti i profitti propri ed IMPROPI.Peruna forma di buncostume questi “signori” non possiamo giudicarli,saremmo cafoni o eversivi, ma chiunque abbia un minimo di Ragione, sa di che pasta sono fatti.

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