Il futuro dell’economia abruzzese? Le capre! “Producono un latte migliore ed evitano incendi”

Pubblichiamo da  Abruzzoweb.it (vedi originale)

Come sfruttare al meglio le decine di migliaia di ettari di terreno incolti che dominano l’Abruzzo? Con un allevamento di capre itinerante.

È questa la proposta lanciata dal presidente Arpo (Associazione allevatori ovicaprini d’Abruzzo), Nunzio Marcelli, che spiega ad AbruzzoWeb come in un momento di crisi come quello che si sta vivendo negli ultimi anni, il ritorno al settore primario potrebbe aiutare la regione a rialzare la china, e perché no, a dare vita a un nuovo business.

“Allevare capre significa sfruttare al meglio le risorse del nostro territorio in maniera sostenibile e rinnovabili – spiega Marcelli – Oggi, in Abruzzo, gli ex terreni seminativi sono rimasti inutilizzati, al contrario del resto dell’Europa, che sta vivendo un mercato in forte crescita nella produzione di latte caprino”.

Un buon esempio da seguire e rimodellare con standard personalizzati, secondo il presidente Arpo, è quello francese, “dove c’è una piccola rete di produzione con quotizzazione di territorio, in cui le aziende hanno al massimo 150 capi di bestiame e guadagnano circa 60 mila euro l’anno”.

Attualmente in Italia la produzione di questo latte non è ancora coperta da quote, ma non c’è neanche una normativa che sia in grado di consentire ai piccoli produttori di poter vendere direttamente, “serve, quindi, che Stato e Regioni ne regolamentino l’attività”, sottolinea.

Per rimanere sull’argomento “quote latte”, secondo Marcelli è bene sottolineare che oggi, in Abruzzo, “sono totalmente scomparse e per questo non ci sono più aziende che producono latte vaccino. La loro vendita ha dato sollievo, anni fa, alle aziende – ricorda – ma le ha anche private della possibilità futura di produrlo, tanto che oggi lo acquistiamo soprattutto dalla Lettonia e dalla Romania, tutte grandi realtà solo in alcuni casi gestiti da italiani”.

Per Marcelli, la produzione di latte di capra potrebbe sopperire a questa carenza, aggiungendo anche che, da un punto di vista salutistico “è un prodotto molto migliore rispetto a quello di mucca, poiché ha la proprietà di non essere sintetico”.

“Le aziende, ormai, non danno più questa garanzia, soprattutto perché si tende a spingere la produzione a livelli altissimi – svela – Questo comporta un decadimento della composizione dei nutrienti, oltre che, con l’uso eccessivo degli antibiotici nella flora microbica si sono eliminati componenti essenziali. Procedimento all’origine delle intolleranze alimentari”.

Il bioagriturismo la Porta dei Parchi, che si trova ad Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), ne sperimenta da 35 anni le potenzialità e oggi ha intenzione di realizzare un’azienda “che potrebbe costituire il nuovo capitale del nostro territorio nonché un controllo specializzato con competenza tecnica elevata grazie alle reti allevatori”.

“Si parte con una scuola di formazione in cui i giovani imparano e si specializzano – illustra – e in seguito, dopo un’alta formazione, non ci sarà bisogno di costruire una stalla, perché i piccoli allevatori si sposteranno per utilizzare i pascoli a rotazione. Inoltre, abbiamo una  situazione arbustiva dilagante che ci mette a serio pericolo incendi e questa iniziativa potrebbe arginarla perché le capre se ne nutrirebbero”.

“Questa è una valida proposta aziendale che sviluppa una politica di economia locale. In passato la Regione Abruzzo e i sindacati avrebbero dovuto comportarsi in modo diverso – conclude – e oggi si può fare”.

Sara Ciambotti

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