|
|
Il Foro Contadino Altragricoltura Abruzzo raccoglie l’appello, lanciato da diversi parlamentari e uomini di cultura ma soprattutto dai tanti contadini che quotidianamente si trovano ad affrontare mille difficoltà e angherie di ogni sorta, contro la privatizzazione degli usi civici.
Condividiamo la preoccupazione a riguardo del Disegno di Legge n. 1131, attualmente ancora in discussione al Senato, abrogativo delle proprietà collettive, cioè di quel vasto patrimonio di terre, tra i 5 e 10 milioni di ettari, nonché di storie e di valori, che le popolazioni contadine hanno consegnato alla modernità e che nell’attuale momento storico la crisi irreversibile del liberismo economico
imporrebbe invece di valorizzare.
Già ora è possibile per gli Enti di Gestione (Università o Associazioni agrarie, Amministrazioni comunali, ecc.) disporre la vendita, per quote limitate, dei demani civici di loro pertinenza, ma la disciplina vigente (legge 1766/27 e il relativo regolamento N. 332/1928) esige che tali vendite corrispondano non all’interesse economico dell’Ente che le dispone, bensì a quello conservativo delle
popolazioni proprietarie, cui le terre spettano; a tutela di questo interesse, esige che la proposta di vendita sia previamente autorizzata dalla Amministrazione Regionale territorialmente competente; esige infine che il corrispettivo stabilito tra le parti sia adeguato al valore delle terre, e acquisito al separato bilancio della Comunità, non a quello dell’Ente di gestione. Quest’ultimo punto è
di particolare delicatezza, perché , nonostante l’obbligo di legge, mai o quasi mai i Comuni hanno provveduto a una gestione patrimoniale e finanziaria dei beni civici distinta da quella del loro patrimonio disponibile, sempre o quasi sempre si sono appropriati dei beni civici o del loro valore, si sono appropriati e si appropriano dei loro frutti o dei loro corrispettivi che ne derivano.
La proposta legislativa in discussione non fa che convalidare e radicalizzare questa prassi illegittima. Infatti, la prospettiva della alienazione pura e semplice delle terre civiche, senza alcuna condizione ed a scopo direttamente finanziario, con l’obiettivo di rimpinguare le casse comunali, ma anche indirettamente a scopo clientelare, rischia di diventare l’unica perseguibile dalla nuova legge.
Non vi è infatti alcuna ragione per rendere possibile l’immissione sul mercato, a disposizione del capitale finanziario e quindi della speculazione, di questo vasto patrimonio di terre, per sé suscettibili di utilizzo a vantaggio generale e in ogni caso già ora, in base alle leggi vigenti, vincolati a prospettive di conservazione ambientale ed ecologica, che con la nuova legge potrebbero andare
sicuramente perdute.
Inoltriamo il presente appello non certo per denunciare genericamente questa prospettiva, ma per chiedere il sostegno necessario ad un approfondimento della situazione e alla individuazione di tute le iniziative suscettibili di promuovere la conservazione, la difesa e l’implementazione dei beni civici, cioè dei beni fondiari appartenenti in forma collettiva alle popolazioni locali, comunque essi
si chiamino o si definiscano e a chiunque giuridicamente vadano imputati.
In questo spirito, invitiamo gli Enti Locali (Comuni, Province e Regione) a salvaguardare e difendere gli usi civici presenti nel loro territorio, garantendone in primo luogo l’inalienabilità e la proprietà collettiva, contro il moltiplicarsi degli abusi e delle usurpazioni di interesse esclusivamente privato che oggi vi allignano e, d’intesa con i legittimi proprietari e le comunità locali, a
favorire e promuovere forme innovative di gestione associata e cooperativa di questo patrimonio ai fini della salvaguardia e valorizzazione ambientale ed ecologica del territorio.
Foro Contadino Altragricoltura Abruzzo |