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Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Senato

Al Presidente della Camera

 

Egregi Presidenti

Vi scrivo anche a nome di un gruppo di produttori agricoli che si fanno  portavoce del  malessere economico che sta travolgendo un intera area produttiva che negli anni è stata punto d’eccellenza nella produzione orticola nazionale ed europea.

L’agricoltura della fascia trasformata, la serricoltura, sta vivendo la sua fase più difficile. Questo comparto che per anni è riuscito in quest’area dell’isola a dare sviluppo e occupazione, ad evitare l’emmigrazione, a far nascere un indotto fatto di attività commerciali e artigiani,  oggi vive una crisi strutturale legata a scelte economiche (WTO, UE) che non considerano assolutamente le caratteristiche dell’agricoltura mediterranea e la specificità di questa agricoltura. Una specificità che si basa su un modello imprenditoriale, la Microimpresa. a conduzione familiare, e sull’alta qualità dei prodotti orticoli che si producono.

Sono oramai migliaia i titolari di questo modello d’impresa che vivono difficoltà economiche enormi, molti di questi hanno cessato la loro attività, venduto la loro azienda e oggi  guardano all’emigrazione.

L’area produttiva del sistema agro-alimenmtare siciliano vive oramai nell’economia dell’incertezza e le istituzioni preposte mostrano una insensibilità che mortifica tutto il comparto.

Non chiediamo quelle misure  d’assistenza che molto spesso stanno alla base delle rivendicazioni degli ultimi anni.

Chiediamo chi sia rispettato un nostro diritto sacrosanto che è quello di produrre e commercializzare nel rispetto delle regole le nostre produzioni per avere un reddito che ci permetta di vivere e di fare investimenti nelle nostre aziende.

Chiediamo di non essere continuamente umiliati da notifiche che comunicano il sequestro delle nostre aziende e dei nostri mezzi da parte della società di riscossione dei debiti. Debiti che vogliamo e dobbiamo pagare ma se le nostre aziende vengono messe all’asta i debiti rimangono e non avremo più un’attività.

Chiediamo che le nostre produzioni ritenute di qualità a tutti i livelli, punto d’eccellenza del Made in Italy (o del Made in Sicily), base essenziale della dieta mediterranea, perché coltivate in territori vocati e con una grande capacità professionale non vengano contraffatte con produzioni similari provenienti da altri Pesi per poi essere commercializzate come siciliane.

L’immissione nel mercato  di queste produzioni crea due danni: il primo, immediato, il crollo dei prezzi alla produzione della nostra ortofrutta. Il secondo verso i consumatori i quali vengono truffati convinti di acquistare (a caro prezzo) prodotti siciliani.

Questi fenomeni in Sicilia sono oramai all’ordine del giorno, anche il MIPAF (Ministero delle Politiche Agricole e Forestali), tramite l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, ha più volte denunciato queste anomalie che molto spesso sono controllate dalla criminalità organizzata.

Chiediamo che il Parlamento discuta di queste cose e produca norme che tutelino fattivamente e  non a parole la specificità della serricoltura siciliana e l’eslusività delle sue produzioni.

Affrontare questi temi significa mettere al centro del dibattito parlamentare un pezzo fondamentale della nuova questione meridionale.

Siamo certi della Vostra sensibilità e rimaniamo in  attesa di un Vostro positivo riscontro ma sentiamo anche l’obbligo di avviare una forma di protesta civile e non violenta. Non riempiremo le strade con i nostri prodotti agricoli e non occuperemo strutture pubbliche. Avvieremo uno sciopero della fame.

L’economia della fascia trasformata fatta da circa 5000  microimprese presenti nella fascia costiera delle provincie di Siracusa, Ragusa, Caltanisetta e Agrigento e da un indotto che crea occupazione per quasi 150 mila persone non può accettare con rassegnazione la sua fine.

 

Vittoria, 12/02/2007

 

Gaetano Malannino Coord. Reg. Foro Contadino Altragricoltura