VERTENZA DELL'AZIENDA AGRICOLA I DUE FALCETTI
 

Intervista di Loredana Galassini per Altragricoltura Newsletter n.2 (26.04.07)

Federico e Francesco Bagnoli in lotta per la terra. Due fratelli, i genitori e la nonna affittano un terreno e con due falcetti iniziano la loro vita contadina. Una morosità, un processo. Soccorso Contadino Toscano


Buongiorno Federico. Mercoledì 18 aprile, tu e Francesco avete avuto sentenza di primo grado per lo sfratto del terreno di cui siete affittuari da tanti anni, qual è stato il giudizio?
Purtroppo la sentenza non c’è stata. Eravamo ansiosi e fiduciosi ma la fine di questa “prima puntata” ci sarà il 20 giugno. Comunque abbiamo buone notizie. L’avvocato ci ha garantito la vittoria, purchè si paghi la cifra contestata. Il giudice ci ha dato tempo fino al 20 giugno per pagare due annualità su quattro. Perché sono quelle direttamente contestate. Mi spiego meglio. Noi dobbiamo pagare 4 annualità. Di queste 4 solo 2 entro il 20 giugno perché sono quelle direttamente contestate sin dall’inizio del processo. Per le altre dobbiamo aspettare la conclusione, momento in cui il giudice dovrà fissare un canone (definitivo) e dirci le modalità di pagamento. Tutto fa pensare che il resto dovrà essere pagato entro e non oltre l’11 novembre di quest’anno. L’11 novembre è l’inizio legale dell’annata agraria.


Gli affitti agricoli sono un problema serio nel panorama italiano, con pratiche legate al passato che non rispettano le leggi. Chi affitta un fondo, si sente ancora un padrone della terra e del contadino che la lavora. Brutalità invece che democrazia, arroganza che soppianta i diritti
Si, direi che le modalità di sfruttamento sono diverse ma alla fine il risultato è il medesimo. Prima della mezzadria c’era il feudalesimo e quindi una schiavitù più cruenta. I proprietari si avvalevano di forze militari per reprimere e controllare la manodopera contadina. La mezzadria ha rappresentato “un’evoluzione” di quel metodo di produzione per quanto concerne il sentimento di rispetto umano. Infatti per la prima volta il contadino non era più uno schiavo senza diritti ma poteva veder riconosciuto, almeno in parte, il suo lavoro. Dalla mezzadria si è passati all’affitto agrario( legge n.203 del 1982) e il contadino è diventato essere umano libero e con pieni diritti a tutti gli effetti. Questo è il compendio della storia ma quello che accomuna questi passaggi, è la differenza fra diritti sulla carta e quelli realmente posseduti. In più oggi per la prima volta la storia evidenzia una “involuzione” di questo processo. I contadini stanno scomparendo, lasciando posto alla figura dell’agricoltore o meglio del piccolo agricoltore. Voglio raccontare un episodio emblematico. Qualche anno indietro, dovevo rinnovare la mia carta d’identità. L’impiegato del comune mi ha chiesto cosa dovesse scrivere alla voce “professione”. Io risposi deciso “contadino”. Purtroppo nell’elenco delle professioni previste la figura del contadino non c’è più, sostituita da quella di coltivatore diretto, agricoltore, imprenditore agricolo… Direi che questa vicenda sia sufficientemente esplicativa. Oggi il contadino vero quello che conosce i tempi della natura, che scrutando l’orizzonte è in grado di dire se pioverà quando e come, che riesce a sapere la differenza fra due campi vicini ma apparentemente uguali solo perché li lavora, oggi non esiste più o meglio molti vogliono che non esista. Io credo che non ci si debba fermare a chiedersi perché, ma che sia nostro compito quello di affrontare il sistema e dire che “noi contadini” esistiamo che abbiamo dei diritti riconosciuti che da questi si deve partire per conquistarne altri e in tutti i modi dobbiamo impedire questa assurda inversione di tendenza che vuole riportarci alla mezzadria e poi al feudalesimo. NO il prossimo passo è il nuovo riconoscimento del contadino, dell’azienda agricola familiare e questo deve avvenire tramite leggi di netta separazione fra “l’agro-industria” e le realtà “CONTADINE”. Tutto iniziando a proteggere i diritti già acquisiti. Insomma questi li abbiamo già…adesso andiamo avanti.

In aula, insieme a voi e Soccorso Contadino, c’erano persone che seguivano la vostra causa? Perché Soccorso Contadino?
No in aula eravamo soli con l’avvocato che ci è stato indicato dal soccorso contadino. Abbiamo scelto il soccorso contadino perché è l’unico strumento di protezione del contadino. Esistono molte associazioni contadine che operano sul territorio in modo indipendente e sicuramente più vicine alla dimensione contadina di quanto lo siano le grandi associazioni di categoria. Il soccorso contadino vuole essere più efficace e cerca di aiutare direttamente i contadini nelle loro difficoltà reali, soprattutto si occupa dell’accesso alla terra che credo sia un punto fondamentale per la nostra lotta. Poi, in tanti si stanno adoperando in questa fase estremamente difficile dimostrando che la solidarietà non è solo un concetto astratto e con queste persone ho avuto dei contatti diretti e indiretti, ma so che ci sono altri.
In pratica soccorso contadino ha presentato una faccia umana che è vicina ai nostri problemi. Devo dire che il “movimento contadino” è ampio e ci sono tantissime persone che manifestano la loro solidarietà e ci donano una vicinanza affettiva che è straordinariamente importante.

Siete andati, dalla città alla campagna, portandovi due genitori e una nonna. Avete faticato a mollare tutto? Vi siete mai scoraggiati o pentiti?
La vita è fatta di scelte. Hai sempre davanti una scelta da compiere. Esitare nelle scelte non è mai conveniente. Io e mio fratello Francesco, con tutta la nostra famiglia ad appoggiarci, abbiamo fatto quello che credevamo giusto. Tutti gli esseri viventi che abitano la terra seguono la loro natura. Anche noi abbiamo seguito la nostra passione. Spesso si tende a credere che i desideri o i sogni non debbano o non possano essere vissuti solo per un atteggiamento di disillusione nei confronti di una vita vista troppe volte secondo standard e schemi predefiniti. Non dobbiamo arrenderci all’apparente evidenza cioè non possiamo fermarci al credere all’illusione, questa per definizione è tale solo se non si prova a viverla. Ovviamente abbiamo faticato a sposare i tempi nuovi e a “disintossicarci” dai ritmi e lo stile di vita della città ma la fatica è ripagata dalla gioia di una vita immensa, reale e piena di quell’identità culturale che troppe volte viene nominata senza senso. Non ci siamo mai pentiti, questo è sicuro perché ogni giorno in più che trascorro come contadino sento di arricchirmi e andare avanti è bene…sempre un bene. Lo scoraggiamento fa parte della natura umana e di fronte alle difficoltà enormi che abbiamo incontrato è del tutto normale aver avuto dei momenti di abbattimento. Per fortuna c’è sempre un vitello che nasce, la mungitura della mattina, l’odore dei campi a rinnovare la fiducia e la forza in questa lotta. Permettetemi di citare un grande uomo, questo pezzo è tratto da un suo famoso discorso e credo che sia da applicare alla lotta contadina oggi più che mai:
“ Siamo in marcia. Che le nostre chiese siano state incendiate non ci scoraggia. Siamo in marcia. Gli attacchi dinamitardi alle nostre case non ci dissuadono. Siamo in marcia. Le percosse e l’assassinio dei nostri pastori e di molti giovani non ci fa cambiare rotta. Siamo in marcia. Che ben noti assassini siano arrestati e subito rilasciati non ci scoraggia. Siamo in marcia. Come un’idea per la quale è giunta l’ora, non c’è esercito che ci possa fermare. Siamo in marcia verso la terra della libertà.” Martin Luther King (settembre 1963)

Il 20 giugno di nuovo davanti al giudice. In bocca al lupo
Grazie…che crepi!!!